Cosa vuol dire Kahu?

Storia di come una pelosa fluffosa mi ha cambiato la vita... in meglio.

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Kahu: una maremmana per amica

Quando guardo Sugar, non riesco a fare la conta tra i pro e i contro per stabilire se è un cane fortunato.

Perché mi è stata data in adozione per telefono, semplicemente dopo avermi chiesto comm’a vulite a pizza: “femmina, giovane ma adulta, di taglia medio-grande, possibilmente di pelo chiaro perché mio figlio ha paura dei cani scuri”.

Questa era la mia lista della spesa.

E io non avevo alcuna competenza per capire che una pastora maremmana in città, in una casa con un cancello che dà su un marciapiede strettissimo su una via trafficatissima, nella quale devi stare attenta persino a che piante tieni, avrebbe fatto una vita totalmente contraria alle sue esigenze etologiche.

Ha un’energia bellissima”, mi avevano detto, e sono sicura che fosse vero quando stava nel rifugio nel parco del Ticino, con scorribande giornaliere nei boschi di betulle con altri cani. Che era sempre l’ultima a rientrare, per i fatti suoi, non faccio fatica a crederlo.

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Il mio primo incontro con Sugar

Cani gialli del sud

Sugar fa parte dell’esercito di “cani gialli del sud”: sono così tanti che ormai sono considerati una razza non ufficiale, con differenze che si notano tra le regioni (quelli del Lazio sono più tarchiati, quelli campani e pugliesi più snelli, i siciliani hanno il pelo più corto…).

Sono mix di vari pastori incrociati con predominanza di maremmani, sono cani da guardia delle greggi, che devono stare in natura, in spazi grandi, a controllare cosa succede.

La loro motivazione è monitorare un’area che ha un raggio di un chilometro e mezzo per non farci entrare intrusi.

Sono fieri e indipendenti, se si crea una “situazione” intervengono con economicità di energie ma in modo inequivocabilmente deciso (e spaventoso).

Di conseguenza un cane come Sugar ha bisogno di grosse distanze per avere interazioni serene: no cani sul marciapiede, no umani sconosciuti che allungano la mano e la toccano perché è bella bianca e fluffosa, no macchine.

No città, insomma.

Ah, e no altri cani nella stessa famiglia (almeno questo non le è toccato in sorte).

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Sugar nel suo spazio

Il cane che immagini…

Da una parte è stata fortunata perché, in precedenza, apparteneva a un pastore salernitano che la picchiava, non le dava da mangiare e l’aveva lasciata a essere mangiata dalla rogna. Una volontaria l’ha salvata quando aveva sei mesi, e mandata in quel bel rifugio fuori Milano dove è stata curata e letteralmente rimessa in piedi, e da dove – un anno dopo – sono andata a prenderla per portarla a Genova, dopo averci passato insieme solo mezzora per conoscerci.

La prima notte pianse incessantemente, e io mi chiesi se non le avevo fatto un torto enorme: perché tutto sommato un po’ mi aspettavo che sarebbe stata subito felice di avere una cuccia morbida, pollo e riso appena fatti in casa e coccole infinite tutti i giorni.

… e quello che realmente hai

Uno: lei dorme preferibilmente sul duro e freddo pavimento.

Due: è allergica a pollo e riso (e pane, manzo).

Tre: per i maremmani, se io sono qui e tu sei 10 metri più in là, siamo già abbastanza velcrati, grazie tante, come se avessi accettato.

Sugar mi ha insegnato che la relazione con un cane, come con qualsiasi altro essere vivente e cosciente, non ricalca gli stilemi disneyani o sanfrancescani in cui l’umano-salvifico è automaticamente adorato e servito dagli altri animali.

Se è una relazione sana, ovviamente.

vivere con un cane

Purtroppo, nella maggioranza dei casi, è una relazione basata sull’assunto che uno dei due deve avere il controllo e il potere sull’altro; una relazione in cui uno si dice padrone e dà di comandi e  definisce “buono” l’altro se questo in pizzeria se ne sta fermo e zitto sotto il tavolo, o lo definisce “cattivo” se questo invece mostra la sofferenza che prova in un contesto che per lui è estremamente stressante e inadatto.

Sugar ha vinto la lotteria, secondo la nostra veterinaria, perché è arrivata in una famiglia che si è fatta un esame di coscienza, e ha messo a sua disposizione molte energie, molto tempo e anche molti soldi per essere educata a capire la nuova arrivata.

La mia vita è cambiata profondamente con il suo arrivo, ma soprattutto da quando ho cominciato a farmi educare professionalmente: sì perché gli educatori cinofili espletano la loro funzione etimologica di “amici dei cani” educando prima di tutto i loro responsabili.

Qualche esempio

Non conoscevo il mio quartiere, ma quando mi è stato spiegato che non devo portarla con me a fare la spesa, con lei ho scoperto un dedalo di stradine pedonali e orti dalla bellezza struggente.

Non sapevo di avere boschi, ruscelli, cinghiali, falchi e caprioli a 10 minuti a piedi dalla porta di casa; non avevo empatia verso tutti gli altri animali, uccidevo i ragni solo perché li vedevo, ma sono maturata in una persona vegana e antispecista.

Per quanto sognassi di avere un cane sempre senza guinzaglio perché altrimenti mi sarebbe sembrato di camminare con uno schiavo alla catena, ragionavo in termini di padrona che sì protegge e ama teneramente, ma che comunque “possiede”.

Questo è stato in definitiva il più grande cambiamento: non sono padrona, non sono nemmeno proprietaria (come dice la legge) di Sugar. Sono la sua responsabile.

Sono responsabile delle sue azioni di fronte agli altri, come quando ha morso perché estremamente stressata dall’ambiente cittadino, che l’ha trasformata da un cane con una bellissima energia a un cane reattivo e sempre in allarme.

E sono responsabile del suo benessere, ben conscia di averla portata in città e averla fatta soffrire molto, responsabile di alleviare il suo disagio con passeggiate in natura che dovrebbero essere quotidiane e di diverse ore e che invece sono 5 giorni su 7 e durano un’ora e mezza (quando è una buona settimana). Responsabile del rispetto della sua individualità, che le è dovuto quanto è dovuto a me: perché siamo due vite con pari diritti.

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Cosa vuol dire, allora, kahu?

In hawaiiano chi vive con un animale si chiama “kahu”.

Questa piccola parola meravigliosa indica una persona che ha l’onore di proteggere ed essere al servizio di una parte preziosa della sua stessa anima.

Io mi sento la kahu di Sugar. Se vivessimo isolate in una grotta, lei sarebbe la mia kahu.

E allora rifacendo quella conta dei pro e i contro, penso che sì, alla fine è stata fortunata.

Poteva essere adottata da una famiglia con meno mezzi, meno pazienza e meno possibilità oggettive di darle lo spazio fisico, le esperienze e la comprensione di cui ha bisogno per essere se stessa e non prigioniera di una casa, di un marciapiede e di persone che non la capiscono.

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Sugar mi ha aperto le porte del mondo, senza di lei sarei molto più cieca e immatura, molto meno ricca e felice.

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